martedì 30 ottobre 2007

oggi piove

Gustave Caillebotte
Una strada di Parigi: tempo di pioggia (1877)
olio su tela
212 x 276,2
Chicago, Art Institute
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Canzone del verme da pesca

Siamo qui, chiusi in un sacco
che ci camminiamo addosso

sordi e ciechi ci muoviamo

un milione in un sacco di tela


nati dalla stessa mamma, una carogna
tutti bianchi, piccoli, uguali
con due occhietti sul culo

e una testa frenetica antenna


ah, perché non senti mai
il nostro milione di piccole grida
le nostre minuscole bestemmie

mentre a manciate ci lanci nell’acqua?


ti hanno mai infilato in un amo
piegato, stretto, sbudellato
e mandato giù nel profondo

ad aspettare una gola spalancata?


non senti? appoggia la mano
al tuo sacco di tela
questo brivido che per te significa

che siamo ancora freschi e vivi


invece è il nostro ultimo grido
la morte che ci fa tremare


accidenti a te, pescatore
che in eterno tu possa strisciare
che la grande carpa ti stianchi

nella sua bocca finale

(Stefano Benni – Prima o poi l’amore arriva)


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P. Delvaux, "Piccola stazione, treno di notte" (1954)

sabato 27 ottobre 2007

scemata del weekend


Il signor Osvaldo c’aveva un naso che gli pisciava in bocca.
Era calvo e aveva la pelle della testa sottile sottile, talmente sottile che ci potevi vedere dentro (e di solito non ci trovavi un bel nulla).
Passava le sue giornate a guardarsi il naso, riflesso nel vetro della finestra.
Sospirava e pensava “ahhh, con questo naso non concluderò mai nulla di buono!” e infatti non aveva concluso un tubo nella sua vita, preso com’era dal suo naso nasuto…


ecco, lasciamolo lì alla finestra, a rimirarsi il naso...

venerdì 26 ottobre 2007

la jetée


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The Thin Red Line (1998)

Witt
Posso sopportare qualunque cosa m’infligga.
Sono due volte l’uomo che è lei.

Welsh
In questo mondo un uomo, da solo, non è niente.
E non esiste un altro mondo, al di fuori di questo.

Witt
E’ qui che si sbaglia, capo.
Io l’ho visto un altro mondo.
A volte penso solo di averlo immaginato.

Welsh
Beh, allora hai visto cose che non vedrò mai.
Viviamo in un mondo che si sta spostando
verso l’inferno il più velocemente possibile.
In una situazione come questa, un uomo può solo chiudere
gli occhi e non lasciarsi toccare da nulla, badare a sé stesso...
Potrei essere il miglior amico che tu hai mai avuto
e tu neanche lo sai.

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Welsh
Mi dispiace per te, ragazzo.

Witt
Sì, davvero?

Welsh
Sì, un pochino. Quest’esercito t’ammazzerà.
Se fossi intelligente, baderesti a te stesso.
Non c’è niente che tu possa fare per gli altri.
E’ come correre verso una casa in fiamme
dove nessuno si può salvare. Secondo te,
che differenza può fare un solo uomo,
in tutta questa pazzia? Se muori sarà per niente.
Non esiste un altro mondo al di fuori,
dove tutto va meglio. C’è solo questo.
Solo questo grande sasso.

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Witt
Lei ci tiene a me.
Ho sempre avuto questa sensazione.
Perché vuole dare l’impressione di essere una roccia?
Un giorno posso venire a parlare con lei e il giorno
dopo è come se non ci fossimo mai conosciuti…
Lei non si sente mai solo?

Welsh
Solo in mezzo alla gente.

Witt
Solo in mezzo alla gente.

Welsh
Credi ancora in quella bellissima luce, vero?
Come fai a crederci?
Sei un mago, per me.

Witt
Vedo ancora una scintilla in lei.

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Welsh (v.f.c.)
Tutte bugie.
Tutto quello che vedi. Tutto quello che senti.
Così grosse da vomitare.
Non fanno che arrivare, uno dopo l’altro.
Ti ritrovi in gabbia. Una gabbia che va di qua e di là.
Ti vogliono morto. Fa parte della loro bugia.
Un uomo può fare una sola cosa:
trovare una situazione che sia sua,
crearsi un’isola attorno.
Se non t’incontrerò mai, in questa vita,
almeno che io senta la tua mancanza.
Uno sguardo dei tuoi occhi e la mia vita sarà tua.

mercoledì 24 ottobre 2007

primordiale


Gustave Moreau, L'apparizione (1876)
olio su tela
142x103 cm
Musee Gustave Moreau, Parigi.


"Ma perché non mi guardi, Iokanaan? I tuoi occhi che erano così terribili, che erano così pieni di collera e di disprezzo, sono chiusi ora. Perché sono chiusi? Apri gli occhi! Solleva le palpebre, Iokanaan. [...] Ah! Ah! Perché non mi hai guardata, Iokanaan. Se mi avessi guardata mi avresti amata. Io lo so che mi avresti amata, e il mistero dell'amore è più grande del mistero della morte. Non bisogna guardare che l'amore."

(Oscar Wilde, Salomé, 1891)

martedì 23 ottobre 2007

imbuti imprevisti


e poi finisco

risucchiata* in un vortice oscuro

senza sapere

dove e come ne uscirò...



* stanotte m’è caduta la capocchia dello sciacquone nel water!!!
a quest’ora sarà nel mar Caspio :-(

domenica 21 ottobre 2007

Nudità emotiva

"Distorsione n. 40, 1933" André Kertész © Ministère de la Culture – France

“La nudità emotiva deriva dalla rivelazione fatta a un altro essere umano della propria debolezza e inadeguatezza – una forma di dipendenza che ci toglie la possibilità di imporci se non attraverso il semplice dato della nostra esistenza. Non possiamo più mentire o millantare, vantarci o nasconderci dietro le belle parole, come diceva Montaigne riguardo al momento della morte, quando, emotivamente nudi, dobbiamo parlare un francese sincero (o qualunque altra sia la nostra lingua). Io mi spoglio emozionalmente quando confesso un bisogno – che sarei perso senza di te, che non sono esattamente la persona indipendente che ho tentato di apparire, ma sono un essere debole, molto meno ammirevole, che conosce poco il corso della vita o il suo significato. Quando piango e ti dico delle cose che confido terrai per te, mi sentirei distrutto se altri venissero a saperle; quando alle feste smetto il gioco degli sguardi e ammetto che sei tu quella che mi interessa, mi spoglio dell’illusione, così ben forgiata, dell’invulnerabiltà. Divento fiducioso e vulnerabile, come chi, in quel gioco da circo, si trova legato a una tavola contro la quale un altro sta lanciando dei coltelli che lui stesso ha fornito. Permetto che tu mi veda umiliato, insicuro, vacillante, privo di fiducia in me stesso, pieno di disprezzo per la mia persona e quindi incapace (nel caso ne avessi bisogno) di farti provare qualcosa di diverso. Se ti mostro la mia faccia spaventata alle tre del mattino, mi rivelo debole, pieno d’ansia verso l’esistenza, senza più quella filosofia ottimistica e arrogante che manifestavo a cena. Imparo così ad accettare l’enorme rischio che, anche se hai in mano un catalogo esaustivo delle mie paure e fobie, tu possa tuttavia amarmi lo stesso”.

(Alain De Botton,“Il piacere di soffrire” ed.Guanda)

venerdì 19 ottobre 2007

Nonsènso


uh, cosa ti ridi?!

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Vecchissimissima vignetta. Autore sconosciuto, purtroppo :-(

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A pensarci bene, quasi quasi una breve passeggiata si potrebbe anche fare. Giusto due passi, così... dovrai pure sgranchirti le gambe, no?

Bè, e se si mette a piovere?

Cavoli, no! Speriamo di no, camminare sotto la pioggia… e se scivoliamo?

Jacques Prévert (trittico)

PARIS AT NIGHT

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte

Il primo per vederti tutto il viso

Il secondo per vederti gli occhi

L’ultimo per vedere la tua bocca

E tutto il buio per ricordarmi queste cose

Mentre ti stringo fra le braccia.

(Paroles)

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LA BELLA STAGIONE

A digiuno sperduta assiderata

Tutta sola senza un soldo

Ferma in piedi una ragazza

Età sedici anni

In Place de la Concorde

Il quindici agosto a mezzogiorno.

(Paroles)

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SULLA STRADA DI DENAIN

Sulla strada di Denain

Una donna nuda

Che nessuno mai ebbe

Sulla strada di Denain

Un uomo nano

Che nessuna mai volle

Sulla strada di Denain

Quatto quatto

Una notte

Il nano ebbe la nuda.

(Soleil de nuit)

domenica 14 ottobre 2007

mondi sommersi

Milano, allestimento per naumachia all'Arena (1870 circa)
albumina 255x340
fotografo non identificato
dal Fondo Vitali, Civico Archivio Fotografico di Milano

sabato 6 ottobre 2007

ascoltare/non ascoltare

istantanee #3

sabato mattina, ore 11 circa, voci provenienti da un cortile

voce bambina:- si sta mettendo le scarpe da ginnastica
voce uomo: - come?
voce bambina : - l'ho convinta ad andare in palestra... papà?
voce uomo:- eh?
voce bambina:- la mammaaaa... si sta mettendo le scarpe da ginnasticaaa

un cane abbaia

voce bambina:- zitto! shhhh, smettila... papàààà?!?

cane: uof, uof, uoffff
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istantanee #4

bookshop di un museo
giovane commessa e coppia di anziani, marito e moglie

commessa al signore:-vuole anche la brochure?
signore:- uh... aspetti me l'ha messo lo scontrino?
commessa:- certo, è nel sacchetto, con il libro... vuole anche la brochure? è in omaggio
signore:- ah, eh guardi devo andare
commessa: ...

poco dopo, il signore alla moglie:- la broscìur, la broscìur... e insisteva poi!
moglie:- potevi prenderla... ma poi che cos'è sta broscìur?
signore:- che cazzo ne so! la broscìur...



mercoledì 3 ottobre 2007

L'uomo che piantava gli alberi

Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l'idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d'errore, di fronte a una personalità indimenticabile.
(Jean Giono, "L'uomo che piantava gli alberi")

Frederic Back ne ha realizzato la trasposizione cinematografica (qui, purtroppo, è in una versione parziale e in giapponese ma, anche se non si capiscono le parole, vale la pena dare un'occhiata ai disegni)




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Aracnofobia...

"Maman 1999" di Louise Bourgeois

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Chissà se c'è ancora...

Lisbona 1998: graffito visto in diversi punti della città.

lunedì 1 ottobre 2007

"Dove sono questi famosi Surrealisti?"

"Mi chiese Jacqueline. Allora io le parlai del Café de la Place Blanche. Lei andò in quel caffè diverse volte, fissando Breton finché lui non la notò".


Dora Maar conobbe la pittrice Jacqueline Lamba negli anni Trenta. Nel 1941 Jacqueline e il marito André Breton lasciarono Parigi diretti a New York per sfuggire all'avanzata nazista. Quando nel 1954 lei, ormai divorziata, fece ritorno nel suo appartamento di rue Fontaine scoprì che le sue opere surrealiste erano scomparse. Più tardi distrusse personalmente quelle che erano sopravvissute a New York.

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fotografo non identificato
Studio del pittore Sebastiano De Albertis, 1880 circa
Civico Archivio Fotografico, Milano