martedì 27 novembre 2007

2046

2046 di Wong Kar-Wai


Nel 2046 corre una rete che collega ogni punto della Terra e c’è un treno misterioso che parte regolarmente verso il 2046.
Tutti quelli che vanno al 2046 hanno un solo pensiero in mente: ritrovare i ricordi perduti perché, si dice, che niente cambia mai nel 2046 ma nessuno sa se quel punto esiste veramente perché nessuno è mai tornato…

«Nessuno… tranne me! 998, 997… Lasciare il 2046 non è un’impresa facile: per uno che ci riesce, altri mille ci provano all’infinito. Da quanto sono su questo treno? Non lo so, non lo so, non me lo ricordo più…comincio a sentire il peso della solitudine.

[…] Quando mi chiedono perché ho lasciato il 2046 resto nel vago, non dò mai la stessa risposta. Un tempo, quando uno aveva un segreto da nascondere, andava in un bosco, faceva un buco in un tronco e sussurava lì il suo segreto, poi richiudeva il buco con del fango così il segreto sarebbe rimasto sigillato per l’eternità. Ho amato una donna ma lei mi ha lasciato. Speravo fosse nel 2046 e quindi sono andato a cercarla lì, ma non c’era. Da allora non riesco a smettere di chiedermi se mi abbia mai amato. La risposta è un segreto che nessuno conoscerà mai. I ricordi sono sempre bagnati di lacrime.»

[…] Immaginai di essere un giapponese in viaggio per il 2046, innamorato di un’androide con emozioni differite.[…]

«All’inizio ci si annoia un po’ ma poi ci si abitua. Può scegliersi la sua assistente di bordo che soddisferà tutti i suoi bisogni. Sono davvero di ottima compagnia, ma stia attento a non innamorarsene…so io come vanno queste cose! Mi dia retta… faccia bene attenzione: mai innamorarsi di un’androide!»

«Di un androide?! Ma come le viene in mente?»

«Eh, lei scherza con il fuoco! Io lo so bene come vanno queste cose, con l’amore capita sempre così … arriva senza preavviso!»

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Il beneficio della compagnia di un cane dipende dal fatto che è possibile renderlo felice; chiede cose talmente semplici, il suo ego è così limitato. E' possibile che in un'epoca anteriore le donne si siano trovate in una situazione analoga - vicina a quella dell'animale domestico. C'era probabilmente una forma di felicità domotica, legata al funzionamento comune, che non riusciamo più a capire; c'era probabilmente il piacere di costruire un organismo funzionale, adeguato, concepito per assolvere una serie discreta di compiti - e tali compiti, ripetendosi, costituivano la serie discreta dei giorni. Tutto ciò è scomparso, insieme alla serie dei compiti; non abbiamo più veramente un obiettivo assegnabile. Le gioie dell'essere umano ci restano insondabili; i suoi dolori, invece, non possono distruggerci; le nostre notti non vibrano più di terrore né di estasi. Però viviamo, attraversiamo la vita, senza gioia e senza mistero, il tempo ci pare breve.

(Michel Houellebecq, La possibilità di un'isola)

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"Non capivo perchè un replicante collezionasse foto. Forse loro erano come Rachael: avevano bisogno di ricordi".

Blade Runner

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alcuni brani tratti da "Stalker di Andrej Tarkovskij: una metafora della condizione di artista"

(di Alessandro Riva)

Cosa pensano Lo stalker, lo scienziato e lo scrittore accucciati in silenzio sul carrello ferroviario che con ritmico rimbombare metallico li conduce verso la Zona? Cosa li ha spinti a superare il posto di blocco per affrontare l'ignoto? Tarkovskij sembra rappresentare in questa straordinaria parabola cinematografica la sua stessa condizione di artista, e di uomo; il processo della creazione artistica, così come qualsiasi processo creativo e conoscitivo non è esente da difficoltà e pericoli: affrontare l'ignoto e accogliere dentro di sè un idea nuova comporta il tollerare un insieme di forti sentimenti di rischio e di imprevedibilità: Wilfred Bion paragona tale vissuto al timore di un crollo psicotico, alla paura della pazzia. "Il vero progetto artistico è sempre una cosa tormentosa per l'artista ed è quasi pericoloso per la sua vita" afferma ancora Tarkovskij nel suo libro, e riferendosi alla realizzazione de "Lo Specchio" dichiarava: "Non mi abbandonava mai un ansioso interrogativo: E se poi non ne venisse fuori nulla?"[...]

Tarkovskij pone come scopo dell' arte la ricerca della Verità, ma nel suo film i protagonisti non varcano il limite della stanza nè per ottenere qualcosa né per distruggerla... L'autore sembra in questo modo descrivere il paradosso della scienza moderna che abbandonata la positivistica ricerca dell' assoluto postula l'inconoscibilità della realtà ultima, e allo stesso tempo l'esistenza di essa come presupposto alla base della ricerca scientifica... "Quest'ansia senza fine di conoscere (..) è accompagnata da un eterna inquietudine, da privazioni, da dolore e da delusioni: la verità ultima infatti è irraggiungibile." Dice il regista (op. cit. pag. 177). [...]

Lo Stalker non può essere compreso dallo Scrittore e lo Scienziato, ma può contare sull'amore incondizionato della moglie: è lei l'amica fedele disposta a comprendere e accettare il carattere perturbante dell' opera prodotta nel loro rapporto: la figlia mutante e paralitica... frutto della Zona e ancora in contatto con essa, come mostra il suo silenzio unito allo straordinario potere di muovere gli oggetti col pensiero. La moglie, inoltre, è disposta, grazie al suo amore, a lasciarsi condurre nella Zona, per rimanerci forse per sempre.
Tarkovskij sembra suggerirci che l'unica "arma" che l'umanità possiede per tenere a bada la propria distruttività è l'amore, dice infatti (op.cit.): "Tutto si riduce a questa semplice particella elementare, l'unica su cui l'uomo può basare la sua esistenza: la capacità di amare." Capacità che a suo avviso l'umanità rischia di perdere: occorre farla crescere nell'anima di ciascuno, anche a costo di sacrificare la propria stessa vita, è questa la sua missione, una missione impossibile: "Una situazione senza speranza!" - dice ( op. cit. pag. 166)- perchè "è da quell'ottanta per cento degli spettatori che, non si sa perchè, si sono messi in testa che noi siamo tenuti a divertirli che dipendono i soldi per il nostro prossimo film"; nonostante ciò - continua - "l'artista è condannato a comprendere di essere il prodotto del tempo e delle persone tra le quali egli vive. Come ha scritto Pasternak: Non dormire, non dormire, artista, / Non abbandonarti al sonno... / Tu sei l'ostaggio dell'eternità, / Il prigioniero del tempo...' (...) se all'artista riesce di fare qualche cosa ciò avviene soltanto per il fatto che gli uomini hanno bisogno di questo, anche se in quel momento non ne sono coscienti. Perciò è sempre lo spettatore che vince e riceve, mentre l'artista perde e dà."

2 commenti:

Fabrizio ha detto...

Ok, appunto nella lista "film da vedere".
Però sono sconcertato. Con un amico che conosci stiamo lavorando a un progetto che avevamo deciso d'intitolare provvisoriamente "2060". Da allora è uscito questo "2046" e poi il più grande capolavoro cinematografico dai tempi di Truffaut, "2061" dei Vanzina.
Un parere, Lars: secondo te ci dobbiamo dare una mossa a concludere 'sto fumetto prima che ci freghino gli ultimi anni del XXI secolo a disposizione oppure ce la prendiamo comoda e ambientiamo il tutto dopo il 3050?
Magari cambiamo titolo...

Larsoniana ha detto...

direi di passare direttamente al terzo millennio! ;-)