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mercoledì 6 agosto 2008

6 agosto 1945




Hiroshima mon amour (Alain Resnais, 1959)


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update 7 agosto


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Larsoniana in campo fiorito


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Cina



"The Nine Dragons", Chen Rong - the Song Dynasty Chinese (1244 AD)

venerdì 22 febbraio 2008

un pò di facce

Giorgione Vecchia (1508)


Tintoretto Autoritratto (1547)


Bernardo Strozzi Study for St Francis of Assisi adoring the cross (c.1615)


Rembrandt Study of an old man in profile (c. 1630)

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Nel blu dipinto di blu (1958)



martedì 5 febbraio 2008

Carnevale

James Ensor Autoritratto con maschere 1899

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una storia in gommapiuma qui

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Istantanee dal passato #2
(Del perché non vado più a teatro)

1993. I giganti della montagna di Pirandello

Al bar, prima della rappresentazione pomeridiana per scolaresche (=mandrie di sfigati)

Ila:- ma non stai mangiando troppo?

Larsoniana:- c’ho fame e poi devo festeggiare… oggi non mi hanno interrogato!!!

Chiara:- ma due panini…e sono pure grossi grossi.

Più tardi, in sala.

Ila:- oh no, che brutti posti…

Larsoniana:- siamo di lato, non si vede un tubo!

Buio, inizia lo spettacolo e parte la più memorabile ronfata post-digestiva della mia vita, apro gli occhi giusto in tempo per vedere un bagliore, una pioggia dorata, e poi ritorno tra le braccia di Morfeo

1997. I miserabili di Victor Hugo

In sala

Larsoniana:- che freddo, che buio! ah bé ma siamo proprio due gatti, uno due tre… fiiii ma non siamo neanche quindici in platea! non ci credo…

Vicino rompi:- shhh, faccia silenzio che inizia!

Inizia lo spettacolo

Larsoniana: “mmh …capisco niente…”

ronfata.

dopo due ore: clap clap clap e mi sveglio con il cuoreingola

Larsoniana:- oddiocheè!? ah si… clap clap clap, bravi bravi, bis …no, bis no, eh!

2003. Rocky Horror Picture Show

In teatro: 212 gradi Fahrenheit (punto di ebollizione) + distribuzione gratuita di preservativi all’ingresso (ormai liquefatti per il caldo)

Inizia lo spettacolo.

Larsoniana “bene, mi sto divertendo e non mi viene da dormireeee, bene!”

Però, però…l’impianto dell’aria condizionata è rotto: il teatro è un forno, gli attori colano, sembrano usciti dal museo della cere dopo un’incendio. Manca l’aria, manca l’aria, non respiro. Le palpebre si fanno pesanti, sempre più pesanti, devo resistere, siamo quasi alla fine… resisti, resisti, mmh, zzzzzzzz .... BUONANOTTE!

sabato 2 febbraio 2008

benvenuto febbraio

e spero di lasciarmi alle spalle un gennaio che, in quanto a salute, è stato così:


Francis Bacon, Study after Velazquez's Portrait of Pope Innocent X, 1953

domenica 27 gennaio 2008

mutismo

mutismo (sostantivo, m. sing.) = astensione volontaria dall'espressione verbale

Leonardo da Vinci.
Studies for the Heads of Two Soldiers in the "Battle of Anghiari" c1503.
Szépmüvészeti Múzeum, Budapest

sabato 19 gennaio 2008

dottore, mi dica... che c'ho?

La cura di una malata, Tacuina sanitatis, Biblioteca Casanatense, XIV sec


Henry de Toulouse-Lautrec, Rue des moulins: visita medica, 1894
olio su cartone, cm.82x59
National Gallery of Art, Washington



Sir Luke Fildes, The Doctor - exhibited 1891
Presented by Sir Henry Tate 1894

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"Stai fermo, stai calmo, stai tranquillo ora,
mio prezioso ragazzo,
non lottare se no io ti amerò ancora di più
perché è troppo tardi per fuggire
o per accendere la luce,
l'uomo ragno avrà te per cena, stanotte"

The Cure - Lullaby

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Caroline Leaf "The Metamorphosis of Mr. Samsa" (1977)

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Ero malridotto e non riuscivo a capire cosa sentivo
Non riuscivo a riconoscermi
Vedevo il mio riflesso in una vetrina
e non riconoscevo la mia stessa faccia
Oh fratello mi lascerai a consumarmi
Sulle strade di Philadelphia

Ho camminato lungo il viale
finchè le mie gambe sono diventate come pietra
Ho sentito le voci di amici spariti e partiti
Di notte potevo sentire il sangue nelle vene
Nero e sussurrante come la pioggia
Sulle strade di Philadelphia

Non c'è alcun angelo che venga a salutarmi
Ci siamo solo io e te amico mio
I miei vestiti non mi vanno più bene
Ho camminato mille miglia
Solo per sfuggire a questa pelle

La notte è arrivata, sono sdraiato e sono sveglio
Mi sento indebolire
Quindi fratello ricevimi con il tuo bacio infedele
O ci lasceremo soli così
Sulle strade di Philadelphia

(Bruce Springsteen- Streets Of Philadelphia)

domenica 13 gennaio 2008

nostalgia/saudade

"Tutti viviamo nella incompletezza. Siamo tutti nella finitezza, all'interno di un limite. Non siamo onnipotenti. Bisogna riconoscere la presenza di questi limiti innanzitutto quando cominciamo a pensare, ad agire, ad amare e a muoverci fra gli uomini. Solo se accettassimo la finitezza come nostro orizzonte la nostalgia potrebbe apparire come un elemento positivo. Nella nostalgia noi avvertiamo di essere finiti, perché non siamo affatto potenti di fronte al tempo. La nostalgia ci dice costantemente che tutto ciò che abbiamo vissuto, che abbiamo amato, che abbiamo coltivato nel passato, non tornerà più, non ci appartiene più. Quindi noi non possiamo essere quello che siamo stati un tempo. Siamo in continuo movimento. E allora si tratta di riconoscere il nostro limite davanti al tempo che scorre, che è più forte di noi, che si consuma, che non ci appartiene più. Nella saudade portoghese di Fernando Pessoa troviamo qualcosa di diverso e di simile, al tempo stesso, alla nostalgia. La saudade assume in sé l'elemento mnemonico della nostalgia, ma va al di là di esso, diventa quasi un desiderio vago, un desiderio indefinito. Quella che Baudelaire chiamava nostalgie d'un pays inconnu, ossia nostalgia d'un paese sconosciuto. La saudade è la nostalgia, trasformatasi in un desiderio di qualcosa di vago."

Antonio Prete - il Grillo (25/11/1998)


Leonardo da Vinci, Studio di donna, c. 1490

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viale del tramonto...
© ignoto

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vignetta tratta da "Il Calcio" di Daniele Panebarco, (anno 1984...credo, non ricordo! buffa coincidenza, comunque: mi è capitata tra le mani proprio in questi giorni).

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Io non mi sento italiano

Giorgio Gaber (2003)

Io G. G. sono nato e vivo a Milano
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che è tutto calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.

giovedì 10 gennaio 2008

verità

Di' tutta la verità ma dilla obliqua -
Il successo sta in un Circuito

Troppo brillante per la nostra malferma Delizia

La superba sorpresa della Verità

Come un Fulmine ai Bambini chiarito

Con tenere spiegazioni

La Verità deve abbagliare gradualmente

O tutti sarebbero ciechi -

Emily Dickinson


Gustav Klimt - L'abbraccio (1905-09)

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"Io devo sentire quello che sto disegnando, in qualche modo devo soffrirlo.Allora che cosa succede, quando non ho motivi per essere allegro, ma sono sereno, la cosa che mi viene più facile è emozionarmi sulle cose che mi fanno star male."


"Io ho due dimensioni... una più sacrestia, sono insicuro, incerto, sessualmente inefficace, l'altra invece è più dura, più efficace e Zanardi volevo che fosse solo questo: una specie di burattino di legno, qualcosa di veramente duro. Allora ho fatto il mio contrario, biondo dove io sono bruno, capelli lisci dove io ce l'ho più mossi e soprattutto questo naso... diverso dal mio."


"Di me, amate il riflesso,
quella memoria che sale
dalle cose che tocco."

(Andrea Pazienza - AMORE, E' TUTTO CIO' SI PUO' ANCORA TRADIRE - Fandango libri)


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Gaetano Previati, Le fumatrici di hashish (1887)

giovedì 27 dicembre 2007

là voglio vagare solo...

un disegno di Goethe "Wartburg mit Mönch und Nonne" (14.12.1807)

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Il talento si forma nel silenzio,
il carattere nel vortice della vita.

Sono i versi più famosi del Torquato Tasso di Goethe, scritto tra il 1780 e il 1789, un dramma in 5 atti che mette in scena il contrasto arte/vita. Il Tasso di Goethe è un uomo fragile che vivendo in una dimensione utopica entra facilmente in crisi poiché è incapace di dominare la realtà.

Questo uomo meraviglioso si muove
in un cerchio magico e ci invita
a vagare con lui e vivere la stessa vita:
sembra avvicinarsi eppure resta lontano,
sembra guardarci, ma forse al nostro posto
gli appaiono strani spiriti.

Tasso è innamorato (crede d’esserlo) della Principessa Eleonora d’Este, sorella di Alfonso II duca di Ferrara, perché lei è irraggiungibile. Tasso è coperto di onori, venerato, riverito. Tutti aspettano con ansia la sua prossima opera ed egli percepisce questa pressione.

Partecipo così vivamente al suo lavoro
e in mille modi la sua grande opera
mi allieta e non può non farlo,
che infine cresce anche la mia impazienza.
Non sa finirla, modifica continuamente,
prosegue con lentezza, si ferma di nuovo
e ci toglie ogni speranza.

Tutti dicono di amarlo ma in realtà ciò che amano di lui è la sua arte e attraverso essa vogliono qualcosa: il duca Alfonso cerca la gloria; Eleonora Sanvitale, contessa di Scandiano, vorrebbe diventarne la musa per essere eternata dalla sua poesia; la Principessa Eleonora d’Este, minata dalla malattia, cerca nel suo canto la vita. L’unico che lo capisce e che lo sosterrà è proprio il suo nemico Antonio, segretario di stato: entrambi sono due facce della stessa medaglia. Goethe affronta il problema dell’artista moderno che divora se stesso e il mondo: fino a che punto l’immaginazione lo può portare alla distruzione?

Lo sento, lo sento, la grande arte
che nutre tutti e rafforza e rianima
gli spiriti sani, mi porterà alla rovina
e mi scaccerà.
Ma è proprio l’arte, che è causa della sua rovina, a essere anche l’unica àncora di salvezza: quando l’uomo ammutolisce per il dolore, lì dove l’uomo normale fallisce, inizia il lavoro del poeta lirico che tenta di superare i limiti umani del linguaggio per conoscere il mondo.

Tutto è svanito ma una cosa resta:
la natura ci ha donato le lacrime,
ci ha donato il grido, quando il dolore
diventa insopportabile - ma sopra ogni cosa
a me ha lasciato, nel tormento, parole melodiose
con cui lamentare il profondo gorgo dell’angoscia:
e se nel dolore l’uomo ammutolisce
a me un dio ha concesso di dire quanto soffro.

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Caspar David Friedrich, Monaco in riva al mare (1810)

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Sei lontano
sei solo?
Bianche nubi si addensano sulla tua testa
la pioggia ti scende giù per il collo
lungo la schiena

Sei chinato su un foglio d‘avorio
che non si lascia schizzare
Ti sdrai e poi ti rialzi
pensando che non può funzionare

Sei lontano ora
e corri lungo dune di sale
Vuoi rotolare in quel mare di sabbia
e lasciarti cullare
finché la matita
non avrà fatto il suo corso

(marta c. - 22.XII.2007)

lunedì 24 dicembre 2007

Buon Natale

Gaetano Previati, Maternità (1890-1891)

Nella nostra storia sacra gli angeli hanno un normale corpo umano, non li distingui. Si sa che sono loro quando se ne vanno. Lasciano un dono e pure una mancanza.

(Erri De Luca, In nome della madre, ed. Feltrinelli)

giovedì 20 dicembre 2007

Avete tutti la stessa voce

Jan Vermeer van Delft, Lady writing a Letter (1665-66)


piccola poesiola larsoniana (e quindi strampalata) per ringraziare e augurare buone feste a chi è passato di qui in questi mesi...


Avete tutti la stessa voce,

uomini che mi scrivete


Le vostre risposte

dal tono confortante

alle mie domande

dal suono costante

sono un sollievo crescente.


Avete tutti la stessa voce,

uomini che mi scrivete


La vostra diversità,

annullata da bit e codici binari,

la posso solo immaginare

e rinchiudere in un cassetto

della mia memoria rintronata.

domenica 2 dicembre 2007

“Il rimpianto genera immagini”

Narciso
Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1597-1599
olio su tela, 112 × 92 cm
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini


"Un poeta con un ritratto fra le mani. È una scena consueta. Il ritratto, naturalmente, è quello della donna amata – anzi, della donna amata per eccellenza: Laura. Il poeta lo stringe delicatamente fra le dita, muovendo le labbra in un lungo sussurro. Parla con lei – cioè con lui: il ritratto – in quella lingua un po’ arcana che parlano gli amanti, ovvero i poeti. Inutile dire che si tratta di Francesco Petrarca.[…] Quel ritratto è esistito davvero, e Petrarca lo aveva commissionato al suo amico Simone Martini: il «mio Simone», Symon noster. Purtroppo non lo possediamo più, il tempo ha inghiottito anche lui […]

Ne è molto contento. Laura, così come Simone l’ha raffigurata, mostra un’espressione umile e dolce, quella di chi va promettendo «pace». […]

L’immagine è superiore al modello. Petrarca non ha difficoltà ad ammetterlo, la Laura che Simone ha dipinto (seguendo un suo «alto concetto», nobilmente platonico) è più buona, più dolce, più disposta ad amare di quanto non possa esserlo Laura ‘vera’. […] Perché, in definitiva, Laura non c’è. Però, anche, in qualche misura c’è, quel ritratto è testimonianza simultanea della sua assenza e della sua presenza. […]

Il ritratto è un punto di passaggio, un varco stretto fra la luce e il buio. Come un fragile velo di carta, basterà spingerla in un senso o nell’altro, quell’immagine dipinta, ed essa potrà richiamare alla vita oppure alla morte. Ciò che più tortura è l’oggetto che ci consola.

Petrarca è solo. La solitudine, del resto, è la sua stessa definizione, la sua identità. In definitiva lui è di quegli uomini che esistono per restare soli. È per l’appunto allora che comincia la parte migliore di lui: quando, alla fine di un giorno faticoso, potrà raccogliersi fra i suoi libri, o quando sarà riuscito a fuggire dalla Babilonia avignonese per correre a Valchiusa. Esistere per restare solo fra i boschi e le fonti dove, immancabilmente, comparirà l’immagine di lei: oppure nel suo piccolo studio, dove potrà riempire il vuoto che lo circonda scrivendo di lei, ovvero parlando al suo ritratto – ovvero, descrivendo con delle parole (che inevitabilmente parleranno ‘di lei’) il ritratto che ha fra le dita. […]

Dunque il poeta scrive, popola la sua fantasia, arreda di parole le stanze vuote della sua attesa. Lei è assente, e non potrebbe essere in altra maniera. Oltretutto, se lei fosse vicina e presente il poeta non scriverebbe – per cui, in un certo senso, lei deve essere lontana. La letteratura, ovverosia la vocazione all’amore letterario, lo esige. Il poeta è solo, e ora sul soffitto c’è come una bolla lieve che si gonfia, cresce, si riempie di immagini fragili e luminose, un’animazione infinita di gesti piccoli. Tra le dita, il poeta stringe sempre il ritratto dell’amante."

(brano tratto da Il ritratto dell’amante di Maurizio Bettini, ed. Einaudi)

martedì 20 novembre 2007

martedì 30 ottobre 2007

oggi piove

Gustave Caillebotte
Una strada di Parigi: tempo di pioggia (1877)
olio su tela
212 x 276,2
Chicago, Art Institute
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Canzone del verme da pesca

Siamo qui, chiusi in un sacco
che ci camminiamo addosso

sordi e ciechi ci muoviamo

un milione in un sacco di tela


nati dalla stessa mamma, una carogna
tutti bianchi, piccoli, uguali
con due occhietti sul culo

e una testa frenetica antenna


ah, perché non senti mai
il nostro milione di piccole grida
le nostre minuscole bestemmie

mentre a manciate ci lanci nell’acqua?


ti hanno mai infilato in un amo
piegato, stretto, sbudellato
e mandato giù nel profondo

ad aspettare una gola spalancata?


non senti? appoggia la mano
al tuo sacco di tela
questo brivido che per te significa

che siamo ancora freschi e vivi


invece è il nostro ultimo grido
la morte che ci fa tremare


accidenti a te, pescatore
che in eterno tu possa strisciare
che la grande carpa ti stianchi

nella sua bocca finale

(Stefano Benni – Prima o poi l’amore arriva)


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P. Delvaux, "Piccola stazione, treno di notte" (1954)

mercoledì 24 ottobre 2007

primordiale


Gustave Moreau, L'apparizione (1876)
olio su tela
142x103 cm
Musee Gustave Moreau, Parigi.


"Ma perché non mi guardi, Iokanaan? I tuoi occhi che erano così terribili, che erano così pieni di collera e di disprezzo, sono chiusi ora. Perché sono chiusi? Apri gli occhi! Solleva le palpebre, Iokanaan. [...] Ah! Ah! Perché non mi hai guardata, Iokanaan. Se mi avessi guardata mi avresti amata. Io lo so che mi avresti amata, e il mistero dell'amore è più grande del mistero della morte. Non bisogna guardare che l'amore."

(Oscar Wilde, Salomé, 1891)