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martedì 5 gennaio 2010
sabato 17 ottobre 2009
Cineboom
un ringraziamento particolare a Sara Troilo ^__^
domenica 20 luglio 2008
Vargtimmen
L'ora del lupo ("Vargtimmen", Svezia, 1968) regia di Ingmar Bergman
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il tempo e le intemperie hanno compiuto il loro lavoro: la voliera umana è diventata inaccessibile al pubblico
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ORCA (Osservatorio reati contro gli animali)
leggendo il Rapporto 2005 sui reati contro gli animali ti imbatti in casi tipo questo:
1 Giugno 2004, Savona. Le suore di un istituto religioso denunciate dall’Enpa perché le religiose avevano fatto murare la porta di un magazzino del convento nel quale una gatta con i suoi quattro cuccioli si era rifugiata. I gattini sono poi stati ritrovati in un cattivo stato, affamati e assetati.
Sotto alcune foto di cani e gatti adottabili a distanza (enpamonza)






lunedì 14 luglio 2008
una questione pelosa
era quindi inevitabile che provassi attrazione per l'uomo pelosone di Bombo! ...
qui sopra un mio piccolo omaggio al pelosone...
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e a proposito della famiglia Addams, segnalo il sito del loro creatore, il fumettista Charles Addams
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a 5 anni (più o meno) vidi due film che m'impressionarono parecchio... in particolare queste scene:
Soylent Green (1973) (2022: i sopravvissuti)
Planet of the Apes (1968)
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17/07/2008
giovedì 14 febbraio 2008
I'm in love with...
"Vede, dottore, lassù fra le montagne è così bello... così bello... sotto il cielo stellato; e io sono così solo... così solo... E, a un certo punto, mi piglia il desiderio d'una donna. Senonché, dottore, donne non ce ne sono, nei paraggi. Io non sono sposato e... Insomma, una notte l'estate scorsa... non ne potevo più. Il mio corpo aveva bisogno di venir soddisfatto. E allora la vidi..."
I rapporti con gli animali sono proibiti, il macello degli animali è permesso. Ma nessuno ha ancora riflettuto sul fatto che potrebbe trattarsi di un delitto sessuale?(Karl Kraus)
martedì 27 novembre 2007
2046
2046 di Wong Kar-Wai
«Nessuno… tranne me! 998, 997… Lasciare il 2046 non è un’impresa facile: per uno che ci riesce, altri mille ci provano all’infinito. Da quanto sono su questo treno? Non lo so, non lo so, non me lo ricordo più…comincio a sentire il peso della solitudine.
[…] Quando mi chiedono perché ho lasciato il 2046 resto nel vago, non dò mai la stessa risposta. Un tempo, quando uno aveva un segreto da nascondere, andava in un bosco, faceva un buco in un tronco e sussurava lì il suo segreto, poi richiudeva il buco con del fango così il segreto sarebbe rimasto sigillato per l’eternità. Ho amato una donna ma lei mi ha lasciato. Speravo fosse nel 2046 e quindi sono andato a cercarla lì, ma non c’era. Da allora non riesco a smettere di chiedermi se mi abbia mai amato. La risposta è un segreto che nessuno conoscerà mai. I ricordi sono sempre bagnati di lacrime.»
[…] Immaginai di essere un giapponese in viaggio per il 2046, innamorato di un’androide con emozioni differite.[…]
«All’inizio ci si annoia un po’ ma poi ci si abitua. Può scegliersi la sua assistente di bordo che soddisferà tutti i suoi bisogni. Sono davvero di ottima compagnia, ma stia attento a non innamorarsene…so io come vanno queste cose! Mi dia retta… faccia bene attenzione: mai innamorarsi di un’androide!»
«Di un androide?! Ma come le viene in mente?»
«Eh, lei scherza con il fuoco! Io lo so bene come vanno queste cose, con l’amore capita sempre così … arriva senza preavviso!»
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Il beneficio della compagnia di un cane dipende dal fatto che è possibile renderlo felice; chiede cose talmente semplici, il suo ego è così limitato. E' possibile che in un'epoca anteriore le donne si siano trovate in una situazione analoga - vicina a quella dell'animale domestico. C'era probabilmente una forma di felicità domotica, legata al funzionamento comune, che non riusciamo più a capire; c'era probabilmente il piacere di costruire un organismo funzionale, adeguato, concepito per assolvere una serie discreta di compiti - e tali compiti, ripetendosi, costituivano la serie discreta dei giorni. Tutto ciò è scomparso, insieme alla serie dei compiti; non abbiamo più veramente un obiettivo assegnabile. Le gioie dell'essere umano ci restano insondabili; i suoi dolori, invece, non possono distruggerci; le nostre notti non vibrano più di terrore né di estasi. Però viviamo, attraversiamo la vita, senza gioia e senza mistero, il tempo ci pare breve.
(Michel Houellebecq, La possibilità di un'isola)
"Non capivo perchè un replicante collezionasse foto. Forse loro erano come Rachael: avevano bisogno di ricordi".
Blade Runner
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alcuni brani tratti da "Stalker di Andrej Tarkovskij: una metafora della condizione di artista"
Tarkovskij pone come scopo dell' arte la ricerca della Verità, ma nel suo film i protagonisti non varcano il limite della stanza nè per ottenere qualcosa né per distruggerla... L'autore sembra in questo modo descrivere il paradosso della scienza moderna che abbandonata la positivistica ricerca dell' assoluto postula l'inconoscibilità della realtà ultima, e allo stesso tempo l'esistenza di essa come presupposto alla base della ricerca scientifica... "Quest'ansia senza fine di conoscere (..) è accompagnata da un eterna inquietudine, da privazioni, da dolore e da delusioni: la verità ultima infatti è irraggiungibile." Dice il regista (op. cit. pag. 177). [...]
Lo Stalker non può essere compreso dallo Scrittore e lo Scienziato, ma può contare sull'amore incondizionato della moglie: è lei l'amica fedele disposta a comprendere e accettare il carattere perturbante dell' opera prodotta nel loro rapporto: la figlia mutante e paralitica... frutto della Zona e ancora in contatto con essa, come mostra il suo silenzio unito allo straordinario potere di muovere gli oggetti col pensiero. La moglie, inoltre, è disposta, grazie al suo amore, a lasciarsi condurre nella Zona, per rimanerci forse per sempre.
Tarkovskij sembra suggerirci che l'unica "arma" che l'umanità possiede per tenere a bada la propria distruttività è l'amore, dice infatti (op.cit.): "Tutto si riduce a questa semplice particella elementare, l'unica su cui l'uomo può basare la sua esistenza: la capacità di amare." Capacità che a suo avviso l'umanità rischia di perdere: occorre farla crescere nell'anima di ciascuno, anche a costo di sacrificare la propria stessa vita, è questa la sua missione, una missione impossibile: "Una situazione senza speranza!" - dice ( op. cit. pag. 166)- perchè "è da quell'ottanta per cento degli spettatori che, non si sa perchè, si sono messi in testa che noi siamo tenuti a divertirli che dipendono i soldi per il nostro prossimo film"; nonostante ciò - continua - "l'artista è condannato a comprendere di essere il prodotto del tempo e delle persone tra le quali egli vive. Come ha scritto Pasternak: Non dormire, non dormire, artista, / Non abbandonarti al sonno... / Tu sei l'ostaggio dell'eternità, / Il prigioniero del tempo...' (...) se all'artista riesce di fare qualche cosa ciò avviene soltanto per il fatto che gli uomini hanno bisogno di questo, anche se in quel momento non ne sono coscienti. Perciò è sempre lo spettatore che vince e riceve, mentre l'artista perde e dà."
martedì 6 novembre 2007
La dolce vita
L’ottica di Fellini è stravagante e senza precedenti. Ci offre una visione panoramica e coraggiosa di un mondo rivoluzionario, un affresco cinematografico in continuo movimento.
Mastroianni interpreta il ruolo di Marcello, un giornalista-scrittore in piena crisi, immerso nel mondo luccicante e seducente del jet-set romano. Marcello pensa di appartenere a questa società senza tuttavia farne parte.
Fellini trasforma il viaggio di Marcello nel mondo vuoto e luccicante nella Roma cosmopolita di quegli anni in un viaggio nella notte, durante il sonno della ragione, attraverso una civiltà corrotta e putrescente nella quale tutto crolla di schianto.
La rappresentazione è sfarzosa, seducente ma anche terrificante. Qui tutto è eccessivo.
Steiner è un famoso intellettuale: è lui l’oasi in cui si rifugia Marcello, il pilastro attorno a cui si erge il nulla reale.
Se Marcello è confuso, Steiner è disilluso dalla vita.
Per evitare l’orrore che li circonda, i personaggi di Fellini vengono catturati in una spirale di piacere ed eccitazione e si allontanano dai propri sentimenti. Niente dura. C’è sempre un altro momento, un altro luogo.
Marcello pensa di non farsi coinvolgere da quel mondo, ma Steiner lo tiene ancorato alla realtà. Alla fine tira le somme e scopre quant’era profonda la disperazione di Steiner nel modo più tremendo. L’atto estremo di Steiner è la fine delle speranze di Marcello. Tra la decadenza e la disperazione c’è il nulla.
A questo punto Marcello diventa uno di loro, un altro membro di quell’élite.
Il film culmina in un party che si trasforma in un’orgia. Questa scena descrive il completo caos spirituale ed emotivo. Ognuno ha perso il decoro e non c’è nulla che valga, né il passato né il futuro, solo il presente.
Il mattino dopo si ritrovano in spiaggia ad osservare qualcosa che arriva dal mare. Marcello si ferma ad osservare. Una ragazza lo saluta. C’è in lei una purezza che non vedeva da tempo, ma ormai è perduto...
L’aspetto più interessante della Dolce Vita è che, nonostante sia un film sulla disperazione, non trasmette affatto questo sentimento. C’è troppa gioia nell’amore di Fellini per il cinema per non riflettersi anche nella vita e questo amore sboccerà nel suo lavoro successivo: “8 e ½”, il vero capolavoro di Fellini.
(analisi tratta da "Il mio viaggio in Italia" di Martin Scorsese)
venerdì 26 ottobre 2007
la jetée
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The Thin Red Line (1998)
Witt
Posso sopportare qualunque cosa m’infligga.
Sono due volte l’uomo che è lei.
Welsh
In questo mondo un uomo, da solo, non è niente.
E non esiste un altro mondo, al di fuori di questo.
Witt
E’ qui che si sbaglia, capo.
Io l’ho visto un altro mondo.
A volte penso solo di averlo immaginato.
Welsh
Beh, allora hai visto cose che non vedrò mai.
Viviamo in un mondo che si sta spostando
verso l’inferno il più velocemente possibile.
In una situazione come questa, un uomo può solo chiudere
gli occhi e non lasciarsi toccare da nulla, badare a sé stesso...
Potrei essere il miglior amico che tu hai mai avuto
e tu neanche lo sai.
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Welsh
Mi dispiace per te, ragazzo.
Witt
Sì, davvero?
Welsh
Sì, un pochino. Quest’esercito t’ammazzerà.
Se fossi intelligente, baderesti a te stesso.
Non c’è niente che tu possa fare per gli altri.
E’ come correre verso una casa in fiamme
dove nessuno si può salvare. Secondo te,
che differenza può fare un solo uomo,
in tutta questa pazzia? Se muori sarà per niente.
Non esiste un altro mondo al di fuori,
dove tutto va meglio. C’è solo questo.
Solo questo grande sasso.
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Witt
Lei ci tiene a me.
Ho sempre avuto questa sensazione.
Perché vuole dare l’impressione di essere una roccia?
Un giorno posso venire a parlare con lei e il giorno
dopo è come se non ci fossimo mai conosciuti…
Lei non si sente mai solo?
Welsh
Solo in mezzo alla gente.
Witt
Solo in mezzo alla gente.
Welsh
Credi ancora in quella bellissima luce, vero?
Come fai a crederci?
Sei un mago, per me.
Witt
Vedo ancora una scintilla in lei.
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Welsh (v.f.c.)
Tutte bugie.
Tutto quello che vedi. Tutto quello che senti.
Così grosse da vomitare.
Non fanno che arrivare, uno dopo l’altro.
Ti ritrovi in gabbia. Una gabbia che va di qua e di là.
Ti vogliono morto. Fa parte della loro bugia.
Un uomo può fare una sola cosa:
trovare una situazione che sia sua,
crearsi un’isola attorno.
Se non t’incontrerò mai, in questa vita,
almeno che io senta la tua mancanza.
Uno sguardo dei tuoi occhi e la mia vita sarà tua.
giovedì 27 settembre 2007
Myanmar

(lettera tratta da "L'arpa birmana", Giappone 1956, regia di Kon Ichikawa)













